Molino di Scodellino, quell’impulso che la Pietro Costa diede

Molino di Scodellino 001Sabato e domenica scorsi, accompagnate dal primo sole di primavera, migliaia di persone hanno salutato la rimessa in moto del Mulino di Scodellino. E’ il mulino più antico della Regione, coevo della nascita di Castel Bolognese, a cavallo del quattordicesimo secolo. Ed è di proprietà comunale.

Si tratta di un fatto di straordinario interesse per la comunità castellana, che adesso spero la smetta di pensare che “tanto a Castello non c’è niente da vedere”.

Il Mulino, a seguito della cessazione di attività avvenuta circa quarant’anni fa, in un primo momento venne abbandonato a se stesso. Venne depredato a più riprese dei suoi arredi, divenne ricettacolo di “sbandati”, pavimenti e tetti vennero sfondati.

Molti cittadini cominciarono a protestare per lo stato di incuria del manufatto. Ricordo io stesso, a più riprese, di avere documentato i danni che si stavano producendo.

Poi si mosse con decisione questa Associazione: la Pietro Costa. Ricordo un partecipatissimo convegno promosso al Teatrino. Molti cittadini trovarono posto solo in piedi. Ricordo l’appassionato intervento del professor Borghesi, socio della Pietro Costa, e tanti altri contributi di merito.

L’ago della bilancia volse decisamente nella direzione del recupero dell’antico manufatto. La politica reagì con convinzione. Furono fondamentali i 300 mila euro stanziati dalla Regione e raddoppiati dal comune di Castel Bolognese. Ci furono critiche; cittadini dissero che con quei soldi si dovevano chiudere i buchi delle strade. Ma si tenne duro e con quei fondi venne messo in sicurezza il manufatto.

Da quel punto fermo e decisivo, partì la magnifica idea del “lavoro partecipato” e del coinvolgimento dei cittadini volontari. Sostenuta dalla partecipazione attiva e responsabile del tanto vituperato (da alcuni) del Consorzio di Bonifica. Va a costoro il merito se ieri si è potuto celebrare un evento davvero straordinario, nella forma con cui è stato reso possibile.

Adesso bisogna non fermarsi e guardare avanti. La mia proposta è quella di lavorare per unire il Mulino al suo storico Canale, quindi alla sua Presa di Tebano, alla diga steccaia leonardesca e al fiume Senio, padre e madre di tutti.

L’ultimo anello di siffatta valorizzazione potrebbe essere un percorso ciclo-pedonale che parta dalla stazione ferroviaria di Castel Bolognese e che “leghi” tutti questi punti di interesse.

 

 

 

 

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