L’amianto può essere reso innocuo col calore

Si potrà pensare che sotterrare l’amianto in discarica, oppure renderlo innocuo, passandolo in forni ad alte temperature sia, più o meno la stessa cosa, se il risultato finale è togliere di mezzo l’amianto dal territorio dove è sparso a mani basse. In parte penso sia vero. Ci sono però variabili dipendenti che chi ha in mano le leve del governo deve valutare. Fra queste: la tutela dell’ambiente, il risparmio del territorio, io costi. Ora la bilancia pende a favore delle discariche. Sappiamo quanti interessi – leciti e illeciti – vi girino attorno. Credo che chi ci governa, a partire dalle Regioni, dovrebbero aprire il capitolo dell’inertizzazione in vece del sotteramento.

All’Università di Modena ci stanno lavorando da tempo, sarebbe utile andare a vedere cosa hanno scoperto. Riportiamo di seguito un documento ufficiale che tutti dovremmo conoscere.

AMIANTO: Proposta alternativa allo smaltimento in discarica: inertizzazione definitiva

L’amianto (o asbesto) è un minerale naturale a struttura fibrosa costituita da fasci di fibre molto fini appartenente alla classe chimica dei silicati. Le fibre di amianto sono composte da minerali inorganici, a base di silicati e idrati di Mg – Magnesio, Na – Sodio, Ca – Calcio e Fe – Ferro.

Perché l’abbiamo utilizzato?
Le ottime proprietà tecnologiche riconosciute a questo minerale e la sua economicità ne hanno favorito un ampio utilizzo industriale.
Per anni infatti è stato considerato un materiale utile in quanto resistente al fuoco e al calore, resistente all’attacco alcalino, ottimo per l’isolamento acustico, resistente all’abrasione, estremamente versatile ed essendo a basso costo, ha avuto molteplici applicazioni industriali, edilizie e per prodotti di consumo.
In edilizia l’amianto è stato largamente utilizzato unitamente al cemento per la produzione di manufatti in “Cemento-Amianto” noti con il nome commerciale di Eternit, dalla omonima società produttrice, con sedi a Casale Monferrato e a Siracusa.

Cosa vuol dire a matrice “friabile” e a matrice “compatta”?
L’amianto è contenuto in materiali che possono essere:
Friabili: sono facilmente sbriciolati o ridotti in polvere mediante la semplice pressione manuale. Questi materiali comprendono amianto spruzzato o in fiocchi (floccato), cartoni di amianto, corde e nastri;
Compatti: sono duri e possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici (dischi abrasivi, frese, trapani…). Questi materiali comprendono il cemento amianto (o eternit), oltre a sindanio (isolanti), amiantite (amianto e gomma per guarnizioni), materiali d ’attrito per freni e frizioni.
Ovviamente l’amianto friabile è molto più pericoloso di quello compatto, che finché è in buone condizioni difficilmente diffonde fibre.

Dove lo si trova?
Come materiale fonoassorbente, è stato utilizzato a spruzzo o come rivestimento isolante; lo si trova in cinema, chiese, mense, ospedali, palestre, ristoranti, scuole, teatri, edifici pubblici e privati (friabilità elevata).
Come isolante termico è stato usato per rivestire tubazioni o caldaie, come tela, feltro o imbottitura (friabilità elevata se non rivestito).
È stato utilizzato per produrre corde, funi, tessuti, cartoni, carte e affini, prevalentemente come amianto bianco (o di serpentino = crisotilo) a elevata friabilità se non ricoperto.
L’amianto in matrice compatta è stato utilizzato per strutture di copertura (cemento – amianto – eternit) o per fornire prodotti bituminosi, mattonelle di vinile con intercapedini di carta di amianto, mattonelle e pavimenti vinilici, PVC e plastiche rinforzate ricoprimenti e vernici, mastici, sigillanti, stucchi adesivi contenenti amianto (friabilità limitata nel caso di rottura, abrasione, tagli, …). Come materiale resistente al fuoco è stato utilizzato in autorimesse, carrozze ferroviarie, centrali elettriche e termiche, navi, capannoni industriali, …

Alcuni elementi normativi
Pianificazione settoriale.
Le norme prevedono un piano nazionale (PN) e piani regionali (PR) conseguenti.
Il Piano nazionale predisposto già nel marzo 2013 dal Ministero della Salute da anni fatica ad essere approvato per carenza di fondi.
Tra gli aspetti prioritari, che una volta affrontati possono indicare soluzioni interessanti, si evidenzia:
1) accorpare ed aggiornare scientificamente la normativa dispersa in più di 100 dispositivi;
2) mappare la presenza di amianto, soprattutto le coperture presenti nelle aree urbane e industriali, predisponendo un programma d’intervento basato sull’effettivo stato di degrado delle stesse;
3) risolvere il problema dello smaltimento che può diventare riuso o recupero di elementi preziosi (come il magnesio) attraverso i trattamenti di inertizzazione dell’amianto. Le discariche non le vuole nessuno e costituiscono una fonte di perdita di denaro e consumo di territorio per tempi infiniti; l’alternativa c’è, può far risparmiare denaro ai cittadini e alle amministrazioni che hanno il problema della rimozione delle coperture in stato deteriorato che costituiscono un pericolo per la popolazione.
Da 20 anni le università, anche le nostre dell’Emilia Romagna, hanno soluzioni messe a punto assieme ad aziende italiane, che possono diventare occasione di LAVORO QUALIFICATO e contribuire all’ ECONOMIA CIRCOLARE.
Il PN dal punto di vista sanitario auspica il rafforzamento del Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) e dei Centri operativi Regionali (COR) cui è affidato il compito di identificare tutti i casi di mesotelioma incidenti nel territorio di competenza e di analisi della storia professionale, residenziale, ambientale dei soggetti ammalati per identificare le modalità di esposizione ad amianto.

 

Il PR della Regione Emilia-Romagna realizza la sorveglianza sanitaria degli ex-esposti ad amianto, presso gli Ambulatori amianto, strutturati a livello di Area vasta e collocati presso i Dipartimenti di Sanità pubblica delle Aziende Usl. Gli ambulatori, ad accesso diretto, sono finalizzati al supporto sanitario degli ex-esposti, al supporto medico legale e all’avvio di eventuali percorsi assistenziali. La Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del Piano Regionale della Prevenzione 2010-2013, ha strutturato in uno specifico progetto la propria azione di monitoraggio e contenimento del rischio cancerogeno di origine professionale, precedendo i contenuti dell’attuale bozza del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione.

Indirizzi comunitari – Risoluzione UE marzo 2013
Punto 1.6. La realizzazione di discariche per i rifiuti dell’amianto è una soluzione solo provvisoria del problema, che così viene lasciato alle future generazioni, essendo la fibra di amianto pressoché indistruttibile nel tempo. Il CESE invita pertanto la Commissione a promuovere sistemi per la distruzione dei prodotti contenenti amianto (dispositivi come le torce al plasma, la pirogassificazione ecc.), facendo riferimento alle migliori tecniche disponibili (BAT — Best Available Techniques). Andrebbero sostenute azioni di ricerca e innovazione per attuare tecnologie sostenibili per il trattamento e l’inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto, in vista del riciclaggio sicuro, del riutilizzo e della riduzione dello smaltimento in discarica di questi rifiuti. La Commissione dovrebbe prevedere misure efficaci per impedire la pratica pericolosa di conferire i rifiuti dell’amianto nelle discariche previste per i rifiuti edili generici.

Norme italiane
1909 – RD n. 442 – l’amianto viene considerato pericoloso per donne e bambini lavoratori.
1992 – L n. 257 – Legge quadro che impone il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto, in quanto cancerogeno (classificato da IARC di categoria 1- cancerogeno certo per l’uomo). L’evidenza di cancerogenesi si basa sull’evidenza epidemiologica per esposizione professionale per via inalatoria; alla sua esposizione sono attribuibili circa il 90 % dei mesoteliomi.
All’art.2 sono definiti i rifiuti di amianto – materiali di scarto delle attività estrattive d’amianto, i detriti e le scorie delle lavorazioni che utilizzano amianto, anche provenienti dalle operazioni di decoibentazione nonché qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto contenente che abbia perso la sua destinazione d’uso e che possa disperdere fibre nell’ambiente in concentrazioni superiori a quelle ammesse (art.3): 0,6 fibre per centimetro cubo per il crisotilo.

1994 – DPR 8 agosto 1994 del Min. Sanità e DM 6 settembre del Min. Sanità
DPR 8 agosto 1994 del Min. Sanità
 (nel rispetto di quanto indicato all’art. 10 della L257 del 1992) fornisce alle Regioni gli indirizzi operativi per l’attuazione dei Piani Regionali Amianto e prevede la frequenza di un corso abilitativo per i responsabili ed i lavoratori delle imprese di bonifica (che rimuovono l’amianto). Il piano prevede il censimento dei siti d’estrazione (in Italia sono presenti siti dove si estraggono le cosiddette PIETRE VERDI) e le imprese che abbiano utilizzato amianto, per produzione o per bonifica o smaltimento.
DM 6 settembre del Min. Sanità
 (secondo l’art.12 della L.257 del 1992) fissa le norme e le metodologie per valutare il rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie
 (secondo l’art.6 della L.257 del 1992) fissa le norme e le metodologie per la bonifica dei MCA compresa l’innocuizzazione dei materiali contenenti amianto (MCA)
considera essenzialmente 3 tipi di tecniche d’indagine:
• tecniche microscopiche (ottiche ed elettroniche);
• diffrattometria a raggi X;
• spettrofotometria FT.IR.
Principali disposizioni contenute nel decreto/regolamento:
classifica i MCA in friabili e compatti, definisce le caratteristiche di rilascio in fibre dei principali MCA, definisce i metodi di bonifica, che comprendono la rimozione, l’incapsulamento o il confinamento, dà indicazioni rispetto alle metodologie analitiche per la valutazione quantitativa dell’amianto nei materiali (tecniche microscopiche), dà indicazioni relativamente alla determinazione delle concentrazioni accettabili di fibre aerodisperse in ambienti indoor, dà criteri per la scelta dei DPI per i lavoratori (dispositivi di protezione individuale) che devono lavorare nei cantieri di bonifica.

1997 – Dlgs n.22 – prevede l’obbligo dell’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti, in particolare le imprese che intendono effettuare attività di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, di commercio ed intermediazione dei rifiuti, di gestione di impianti (Albo di cui all’art.10 del DL n. 361 del 1987).

Tecniche di analisi per determinare la presenza di amianto – DM 6/9/94

Nel decreto stesso si mette in evidenza la difficoltà del passaggio matematico tra il “numero di fibre calcolato in un volume predeterminato del campione” e il valore ponderale – concentrazione dell’amianto espresso in peso –

 ( dopo 20 anni le considerazioni espresse sarebbero da rivedere)

Misurazione in campioni solidi

Diffrattometria a raggi X con il metodo del filtro d’argento (per percentuali di amianto ≥ 1%)

Microscopia elettronica a scansione (SEM) per percentuali di amianto comprese fra le 100 ppm e l’1% Misurazione in aria: Microscopia ottica in contrasto di fase (MOCF)

Qualunque sia il metodo sono conteggiate le fibre di lunghezza > 5 μm, diametro < 3 μm e con rapporto lunghezza/diametro > 3:1. Tutti i metodi sono soggetti ad errori che devono essere considerati.

2004 – DM n. 248 del 5 ottobre, emanato dal Min. Ambiente – Regolamento per effettuare il recupero dei prodotti e beni contenenti amianto. Il decreto da disposizioni in merito alla gestione e al conferimento in discarica dei RCA, classifica i RCA con i codici CER (i più frequenti sono i materiali da costruzione, classificati col Cod CER 170605), richiama le modalità di copertura dei RCA in discarica secondo la Direttiva 1999/31/CE. Descrive i trattamenti che o riducono il rilascio di fibre, o modificano la struttura cristallochimica dell’amianto e quindi annullano la pericolosità connessa ai minerali di amianto.
I materiali finali derivati da tali trattamenti sono destinati al riutilizzo come materia prima qualora rispettino i requisiti indicati nell’All. 3.

Trattamenti finalizzati alla totale trasformazione cristallochimica dell’amianto DM 248/2004

Modificazione chimica Vetroceramizzazione
Modificazione meccanochimica Litificazione
Litizzazione Pirolitica Produzione di clinker
Vetrificazione Ceramizzazione
Per trattamenti s’intendono i processi fisici, termici, chimici o biologici che modificano le caratteristiche dei rifiuti allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa, di facilitarne il trasporto, di agevolare il recupero o di favorirne lo smaltimento in condizioni di sicurezza;
• per modificazione totale della struttura cristallochimica s’intende il processo che annulla la presenza di amianto, degradando in maniera completa ed irreversibile la struttura cristallina fibrosa, consentendone il riutilizzo come materia prima;
• per riutilizzo come materia prima s’intende l’attività successiva al trattamento che modifica completamente la struttura cristallochimica dell’amianto e pertanto esclusa dalla normativa sui rifiuti.

2010 – DM del 27/9 fissa i criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica, compresi quelli contenenti amianto:
i rifiuti di amianto o contenenti amianto possono essere conferiti unicamente in
• discarica per rifiuti pericolosi, dedicata o dotata di cella dedicata;
• discarica per rifiuti NON pericolosi, dedicata o dotata di cella mono dedicata nella quale possono essere conferiti purché sottoposti a processi di trattamento (D.M. 248/2004), finalizzati al contenimento del potenziale inquinante.
Possono essere trattati i rifiuti individuati dal codice CER 170605* (materiali da costruzione contenenti amianto), sia le altre tipologie di rifiuti contenenti amianto.
Il trattamento è finalizzato ad ottenere:
Contenuto di amianto (% in peso) ≤ 30 Densità apparente (g/cm3) > 2
Densità relativa (%) > 50 Indice di rilascio < 0,6

Il D.M. 248/04 precisa che la determinazione dell’indice di rilascio si applica solo ai rifiuti contenenti amianto definiti dai codici CER 19 03 06* (materiali ottenuti da trattamenti stabilizzati con indice di rilascio inferiore a 0,6, che sono avviati alla discarica per rifiuti non pericolosi) e 19 03 04* (materiali ottenuti da trattamenti di rifiuti contenenti amianto stabilizzati con indice di rilascio maggiore/uguale a 0,6, discarica per rifiuti pericolosi).
L’I.R. è dato dal rapporto tra la frazione ponderale di amianto e la densità relativa (essendo la frazione ponderale di amianto la percentuale in peso di amianto diviso 100). L’indice di rilascio deve essere misurato sul rifiuto trattato, dopo che esso ha acquisito le caratteristiche di compattezza e solidità.

Perché l’amianto è pericoloso? E per chi?
Il rischio di sviluppare patologie legate all’esposizione a fibre di amianto è elevato soprattutto tra i lavoratori occupati in passato in attività di costruzione, riparazione, coibentazione e scoibentazione (estrazione dei materiali isolanti) di rotabili ferroviari, nella cantieristica navale, e in impianti di produzione di cemento amianto, ma costituisce un problema anche per la popolazione (esposizione ambientale). Infatti anche i loro familiari e i cittadini residenti in prossimità di impianti divenuti fonti importanti di inquinamento ambientale (miniere di estrazione, fabbriche di produzione di materiali contenenti amianto ecc) possono essere a rischio di sviluppare patologie legate alla pregressa esposizione.
Attualmente il rischio rimane rilevante nelle operazioni di bonifica e rimozione dei manufatti contenenti amianto. Il rischio è ridotto se vengono osservate le diverse norme attinenti alla sicurezza degli ambienti di lavoro. Nel passato il rischio proveniva soprattutto dall’uso dell’amianto come materia prima, anche per la scoibentazione.
Oggi il fattore che influenza maggiormente il rischio è rappresentato dallo stato di conservazione dei manufatti, costituiti prevalentemente dalle coperture in cemento amianto (eternit).
Tali materiali finché sono in buono stato, non presentano abrasioni o rotture, non costituiscono rischio, in quanto le fibre d’amianto sono inglobate in matrice compatta che ne impedisce la diffusione in aria.
Un cattivo stato di conservazione di manufatti e strutture può accrescere quindi il rischio di inalazione di fibre di amianto, particolarmente nel corso delle operazioni di rimozione.

L’amianto può causare patologie tumorali e non tumorali.
Fra le patologie tumorali, particolarmente rilevanti sono il mesotelioma delle sierose (pleura, peritoneo, pericardio, tunica vaginale del testicolo), il tumore del polmone, della laringe e dell’ovaio. Fra le patologie non tumorali, l’asbestosi, una fibrosi interstiziale diffusa del polmone, e le placche pleuriche.
Tali patologie possono manifestarsi anche a distanza di molti anni dalla cessazione dell’esposizione, che prevalentemente ha interessato i lavoratori; dagli studi epidemiologici si individua il rischio in particolare per coloro che maneggiavano polveri senza elementi protettivi.

Il mesotelio è un tessuto che riveste, come una sottile pellicola, la parete interna del torace, dell’addome e lo spazio intorno al cuore. L’amianto è pericoloso per la salute poiché le fibre che lo compongono, oltre mille volte più sottili di un capello umano, possono essere inalate e danneggiano le cellule mesoteliali provocando il cancro.

In Emilia-Romagna la sorveglianza del mesotelioma maligno, tumore raro causato prevalentemente dall’esposizione a fibre di amianto, è attiva dal 1996. Nel 2002 è stato istituito il Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) e i Centri Operativi Regionali (COR) che hanno rappresentato un miglioramento importante per la sorveglianza in tutta Italia.

Perché è difficile da individuare il tumore causato da amianto?
Non tutti gli esperti concordano su una correlazione univoca tra dose e risposta, e anche la diagnosi di mesotelioma non è semplice: la caratteristica ricorrente del mesotelioma è il suo polimorfismo istologico (l’aspetto del tumore assume aspetti diversi e quindi ingannevoli), dovuta alla presenza, oltre al mesotelioma, di metastasi di tumori primitivi situati in organi anche lontani, che possono restare clinicamente silenti, e influenzano enormemente la diagnosi finale. Quindi si “nasconde” tra altre forme di tumori che non sono considerati pericolosi in quanto sono inermi.
Non facilita il compito il lungo periodo di latenza compreso tra l’inizio della esposizione ad amianto e la comparsa del tumore (circa 20 anni), periodo nel quale come detto non sono individuabili i meccanismi di alterazione, che possono attivarsi nel breve intervallo di tempo successivo all’inizio della esposizione.
Il tumore si manifesta sempre quando le difese dell’organismo sono state in un modo o nell’altro superate e pertanto come sempre, il tempo di esposizione per l’attivazione del tumore e la sua diffusione, dipendono da un certo grado di suscettibilità individuale. È difficile quindi stabilire con esattezza qual è l’esposizione minima per entità, per durata o per entrambe, sufficienti a provocare il tumore. Il fumo ad esempio incide enormemente, contribuendo fino ad un 30% nell’attivazione di tale tumore.
Il mesotelioma colpisce spesso membri della stessa famiglia consanguinei ed anche non consanguinei, che probabilmente sono venuti a contatto con le fibre trasportate da indumenti, scarpe, oggetti dei soggetti lavoratori.

Dove è presente oggi l’amianto? Chi lo rimuove e chi controlla?
Mentre è scarsa sul nostro territorio la presenza di amianto friabile, le coperture in cemento amianto sono diffusi nelle aree urbane e industriali; infatti l’amianto è stato impiegato per le coperture in eternit (marchio registrato di cemento-amianto e nome dell’azienda che lo produceva), per camini e serbatoi, per gli scarichi di acque piovane e fognature e, raramente, come componente di pavimentazioni.

Le attività di rimozione dei manufatti in amianto, per legge è un obbligo per il detentore, nel momento in cui lo stato pessimo può provocare la diffusione di fibre. La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell’edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d’aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.

La rimozione avviene da parte di ditte specializzate e secondo piani presentati all’AUSL.
Le Unità Operative dell’Area Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di Lavoro valutano i piani di intervento per la bonifica o la rimozione dei manufatti contenenti amianto e verificano la presenza e l’adeguatezza delle misure di sicurezza a tutela dei lavoratori e della popolazione previste durante lo svolgimento dei lavori. Le UO svolgono inoltre, su segnalazione dei lavoratori, il controllo dei manufatti nei luoghi di lavoro.
Il conferimento dei rifiuti derivanti da bonifiche e rimozioni deve avvenire presso centri di stoccaggio e discariche autorizzate.

Negli ultimi anni molti Comuni si sono attivati sia per mappare l’eventuale presenza di amianto nei loro territori, per stimare i quantitativi presenti, e valutare lo stato che di fatto che determina il rischio di dispersione di fibre. Per andare incontro ai cittadini che devono attivarsi o per la manutenzione o per la rimozione, alcuni Comuni hanno predisposto accordi con aziende specializzate, iscritte all’Albo nazionale, o hanno dato indicazioni specifiche affinché i cittadini stessi si attivino per la raccolta delle piccole quantità, che poi possono essere raccolte e smaltite dalle Società multiservizi. In tal modo il privato cittadino ha la possibilità di avere prezzi calmierati e certi. Dal 2012 ad oggi sono aumentati sul territorio regionale sia i pareri sui piani di rimozione sia i sopralluoghi effettuati spesso su segnalazioni di privati cittadini.

Tubazioni dell’acquedotto in amianto.
Gran parte delle tubature dell’acqua sono in cemento -amianto. Qualora il tubo si mantenga integro, non esiste un rischio significativo di cessione di fibre di amianto all’acqua condottata, specialmente in quei casi in cui, a causa delle caratteristiche chimiche dell’acqua poco aggressiva chimicamente, si formi uno strato protettivo di carbonato di calcio sulla superficie interna del tubo.
Premesso che la pericolosità dell’amianto consiglia una sua progressiva sostituzione anche in tali manufatti, il rischio connesso alla possibile ingestione in termini quantitativi non deve essere percepita come un rischio incombente, né la concentrazione trasferita dalla matrice acqua all’aria. Questo è quanto è attestato dagli studi condotti nel mondo su tale problema.
La preoccupazione e l’attenzione sono concentrati sui lavoratori che effettuano manutenzione/sostituzione delle tubazioni.
Il numero di fibre riscontrate nelle acque in Italia risulta di gran lunga inferiore al valore limite proposto da US – EPA pari a 7 milioni di fibre in 1 litro, e non è un valore confrontabile con quelli di gran lunga superiori riscontrati nelle acque americane e canadesi.

Chi controlla le caratteristiche delle acque potabili?
Le aziende sanitarie locali (AUSL) competenti per territorio, sulla base delle indicazioni dell’Allegato 1, al DLgs n.31 del 2001e s.m.i., in recepimento della Direttiva UE 98/83/CE.

Chi decide i valori limite delle concentrazioni tali da rendere accettabili le acque e il rischio correlato all’esposizione?
Ministeri della Salute e dell’Ambiente, con il supporto scientifico dell’ISS – istituto superiore della sanità.
Vi sono limiti di concentrazione dell’amianto nelle acque?
In Italia no, in quanto tutti gli studi epidemiologici condotti finora hanno dimostrato la non sussistenza di una correlazione tra fibre ingerite e tumori riscontrati. L’EPA americana ha posto un limite pari a 7 ML di fibre per Litro.

Cosa attestano gli studi internazionali?
IARC WHO, 2012, Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans, Arsenic, Metals, Fibres, and Dusts ( http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100Cmono100C.pdf)
La maggioranza degli studi non dimostra associazione tra ingestione di fibre e insorgenza di tumori allo stomaco o all’intestino. I diversi studi disponibili sia nell’uomo che in animali sperimentali non permettono di valutare l’uptake (assorbimento), la distribuzione e l’escrezione di fibre di crisotilo a seguito di esposizione orale, anche se l’evidenza suggerisce che la penetrazione delle fibre di crisotilo della parete intestinale, se c’è, è estremamente limitata, e altri studi hanno verificato la presenza di fibre che per dimensioni sono diverse da quelle considerate pericolose.
Data la presenza di alcuni studi che tendono a dimostrare un rischio, ma non sono riconosciuti ancora attendibili come metodo di valutazione e numerosità di dati, IARC dichiara di non trarre conclusioni definitive.

WHO e CE – Studio di rivalutazione del rischio associato all’amianto per la revisione dei parametri Direttiva 98/83/CE. Le conclusioni, presentate in via preliminare nell’ambito del gruppo degli esperti CE nel settembre 2016, non indicano necessità di stabilire valori di parametro e controlli specifici in considerazione del livello di rischio associato a eventuale presenza di amianto nelle acque potabili. Si ribadisce altresì il potenziale rischio occupazionale per inalazione relativo ad interventi tecnici su tubazioni in cemento amianto.

TRATTAMENTI INERTIZZANTI
Di seguito si parla di trattamenti che modificano completamente la struttura cristallina dell’amianto, rendendo così completamente innocuo il materiale che lo contiene.
I trattamenti presentati sono entrambi termici e utilizzano impianti già conosciuti per altri usi. Sono migliorati i sistemi di controllo dei processi e dei materiali uscenti, per accertare l’assenza di fibre di amianto, come richiede la normativa rispetto al riuso

Tipologie di amianto fibra di crisotilo al microscopio ottico fibre d’amianto in rapporto al capello umano

Gli amianti più cancerogeni sono gli anfiboli, fra essi il più temibile è la crocidolite. Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Data la pericolosità e il rischio di patologie associate alla presenza di amianto, la norma richiede ai trattamenti per il riuso del materiale la completa trasformazione dell’amianto.

Trattamento KRYAS – Brevetto UE 07425495.4 – 1253
trattamento termico in forno a tunnel continuo – tipo fornace per mattoni
potenzialità: fino a 200.000 t di cemento amianto trattato all’anno

Materiale trattato:
I rifiuti che si intendono trattare sono rappresentati da:
CER 170605* Materiali da costruzione contenenti amianto.
CER 170601* Materiali isolanti contenenti amianto.
CER 170603* Altri materiali isolanti contenenti o costituiti da sostanze pericolose.
CER 150202* Assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell’olio non specificati altrimenti), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose.

Fasi
Rimozione e Confezionamento: (allegato del DM 6/9/94) nel sito outdoor di rimozione, le lastre di cemento amianto o rifiuti contenenti amianto di altra natura devono essere trattati (bagnatura a bassa pressione) sulla superficie con emulsione ricoprente o incapsulante, prima di essere rimossi al fine di evitare dispersione di fibre nell’ambiente circostante il cantiere. Per minimizzare la dispersione di fibre, possono essere usati agenti surfattanti ricoprenti (formano una pellicola protettiva e in genere sono soluzioni acquose di etere ed estere di poliossimetilene o vernici acriliche) o impregnanti (come le resine epossidiche) comunemente usati per l’incapsulamento. Dopo la bagnatura, si procede con la rimozione dei gruppi di fissaggio e la rimozione delle lastre. L’amianto rimosso deve essere confezionato in appositi sacchi di polietilene di idonea grandezza.
I bancali con le lastre in cemento-amianto sigillate dovranno essere avvolti in film di polietilene di adeguato spessore, etichettati, e tramite un trasportatore autorizzato, conferiti in discarica autorizzata. Il materiale d’uso (tute, filtri, materiale aspirato) deve essere insaccato, sigillato in confezione separata ed etichettato con codice 150202*.
I pacchi sigillati vengono conferiti al sito di lavorazione, con le stesse modalità con le quali oggi si trasferisce verso le discariche, cioè sigillato in confezioni da 60 lastre impilate.
Trasporto: dal luogo di rimozione al trattamento i pacchi e i big-bags restano assolutamente sigillati all’interno del vettore e di conseguenza il rischio di dispersione durante il trasporto risulta pari a zero.

Stoccaggio: il materiale viene stoccato in attesa di essere condotto al forno in area apposita e in posizione tale da agevolare gli spostamenti interni che vengono effettuati con muletti.
Ciclo di cottura e raffreddamento (cold to cold di 38 ore): il materiale, senza subire manipolazioni o lavorazioni, viene posto su carrelli che lo trasportano all’interno del tunnel per effettuare il ciclo di “cottura” che prevede 3 momenti:
1° preparazione: controllo con scanner a raggi X ed eventuale rimozione di oggetti non previsti nell’imballaggio, che potrebbero inficiare il processo, e successivo trasporto del materiale alla bocca del forno;
2° precottura e cottura (precottura 12 ore, cottura 20 ore): la precottura prevede l’aumento della temperatura fino a 1200/1300 °C. In questa fase avviene il rilascio e successivo trattamento di volatili contenuti nei fumi, derivati dalla combustione degli elementi organici (plastica, carta, …). Il materiale viene lasciato 20 ore nelle condizioni di massima temperatura raggiunta, mentre continua il trattamento dei fumi; il materiale subisce poi un raffreddamento non forzato per altre 18 ore.
3° post – trattamento: i carrelli sono portati alla fase di scarico, e ogni carro viene controllato con prelievo di campione interno alla massa viene analizzato (analisi di laboratorio RX, spettroscopiche e microscopiche MOLP e SEM) per valutare l’efficacia del trattamento termico e l’inertizzazione avvenuta del cristallino dell’amianto.
Il materiale inertizzato viene scaricato, pronto per il suo riutilizzo, quello non completamente inertizzato può essere avviato ad un ulteriore trattamento termico. A seguito del processo termico le lastre di materiale inerte vengono triturate e granulate per facilitare il trasporto e il riutilizzo.

Qual è il rischio di dispersione di fibre durante il processo?
Il rischio di dispersione di fibre è praticamente nullo perché le confezioni di materiale arrivano sigillate, entrano nel forno, il sistema è in depressione con trattamento dei fumi, il materiale finale è innocuo e completamente trasformato.
Sono adottati tutti i sistemi di controllo: qualità del materiale in ingresso, i filtri per il filtraggio dell’aria sono in doppio. Il sistema dispone di un post combustore che a 850 °C trasforma i componenti nocivi (CO, IPA, diossine, …) in sostanze innocue: anidride carbonica (CO2) e vapore acqueo (H2O) e di un Scrubber che elimina i contaminanti acidi. In particolare, i fumi in uscita dal camino della zona di pre-riscaldamento, con una portata stimata di 60000 mc/h ed una temperatura media di ingresso di 160 °C, passano attraverso un primo sistema di filtrazione delle polveri (filtro a maniche) ed in sequenza attraverso un array di tre filtri assoluti per l’abbattimento delle polveri totali.

Il processo ha avuto un periodo di sperimentazione? Con quale esito?
Il processo è stato sperimentato tra il 2004 e il 2009 nel Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, sotto la direzione tecnica del prof. Gualtieri.
Il materiale ottenuto dal processo soddisfa tutti i criteri di omologazione dei materiali ottenuti da trattamenti di rifiuti contenenti amianto che modificano la struttura cristallina dell’amianto: è esente da amianto.
Le analisi diffrattometriche qualitative (previste dalla normativa per il controllo del materiale) confermano che dopo il trattamento termico sono presenti prevalentemente silicati di Ca, Mg, Fe ed Al.
ESITO FINALE: la sperimentazione ha permesso di concludere che il ciclo di cottura utilizzato in tale esperimento ha permesso di avere la completa inertizzazione del pacco di lastre di cemento-amianto e quindi è possibile riciclare il materiale ottenuto in prodotti industriali.

Come può essere riutilizzato il materiale prodotto?
Il materiale finito che esce in forma granulare può avere diversi riutilizzi, su cui sono state condotte ricerche di mercato, individuando la % ottimale di riutilizzo:
• Produzione di materiali cementizi;
• Industria dei pigmenti ceramici;
• Produzione di fritte ceramiche e vetroceramici;
• Settore dei laterizi;
• Industria del vetro per la produzione di fibre sintetiche;
• Industria della plastica;
• Industria dei pigmenti per smalti ceramici e smalti ceramici

La percentuale di utilizzo, senza alterare anzi migliorando le prestazioni qualitative dei prodotti di cui sopra va dal 2 al 30 % in peso.

I costi sono sostenibili rispetto alla discarica?
Premesso che lo smaltimento in discarica non è la soluzione ottimale, considerando il grande consumo di suolo che si provocherebbe l’interramento di tutto l’amianto ancora presente nel territorio nazionale (presenza presunta pari a 32 milioni di ton), e la contrarietà annunciata in vari documenti dell’UE nei confronti di tale soluzione, i costi del trattamento inertizzante sono stati stimati intorno a 65 € a ton.
Questo costo è indicato senza considerare che alcuni elementi come il Magnesio, potrebbero essere ricavati e riutilizzati in settori di alta tecnologia (spaziale, militare, digitale), con una diminuzione ulteriore dei costi, per non parlare di guadagni.
I costi della discarica, considerando che gli impianti sono molto inferiori all’esigenza, si aggirano dai 130€ ai 180 €, compresa ecotassa, e trasporto.

Trattamento INAMI – Brevetto presentato dalla azienda INERMAX s.r.l., Modena–
Brevetto italiano 0001302348 ed Europeo 14722325.9.
trattamento termico in forno a microonde continuo o discontinuo con macchinario trasportabile
potenzialità dai 100 t anno, variabile secondo l’impianto realizzato.

Materiale trattato:
il materiale da trattare viene trasportato, verso il sito di lavorazione, con le stesse modalità con le quali oggi si trasferisce verso le discariche.
I rifiuti che si intendono trattare sono rappresentati da:
CER 170605* Materiali da costruzione contenenti amianto.
CER 170601* Materiali isolanti contenenti amianto.
CER 170603* Altri materiali isolanti contenenti o costituiti da sostanze pericolose.
CER 150202* Assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell’olio non specificati altrimenti), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose.

Rimozione e confezionamento: secondo normativa (allegato del DM 6/9/94) il materiale deve essere trattato (bagnatura a bassa pressione) sula superficie con emulsione ricoprente o incapsulante, prima di essere rimosso. Per minimizzare la dispersione di fibre, possono essere usati agenti surfattanti ricoprenti (formano una pellicola protettiva e in genere sono soluzioni acquose di etere ed estere di poliossimetilene o vernici acriliche) o impregnanti (come le resine epossidiche) comunemente usati per l’incapsulamento. Dopo la bagnatura, si procede con la rimozione dei gruppi di fissaggio e la rimozione delle lastre. L’amianto rimosso deve essere confezionato in appositi sacchi di polietilene di idonea grandezza.
I bancali con le lastre in cemento-amianto sigillate dovranno essere avvolti in film di polietilene di adeguato spessore, etichettati, e tramite un trasportatore autorizzato, conferiti in discarica autorizzata.
Nel caso i materiali da trattare provengano, viceversa, da attività di rimozione che avvengono contestualmente al trattamento presso il medesimo cantiere, si ipotizza l’impiego esclusivo di soluzioni alcaline impregnanti a base acquosa.
Il materiale d’uso (tute, filtri, materiale aspirato) deve essere insaccato, sigillato in confezione separata ed etichettato con codice 150202*.

Trasporto: Se il reattore, operante secondo il processo INAMI, viene posizionato sul cantiere di smaltimento, il trasporto è assente. Se il macchinario non è presente sul cantiere, allora il trasporto dal luogo di rimozione al luogo di trattamento avviene secondo normativa in pacchi o in big-bags che restano assolutamente sigillati all’interno del vettore e di conseguenza il rischio di dispersione durante il trasporto risulta pari a zero.

Stoccaggio: solo se il macchinario per il processo INAMI non è operante sul cantiere nel quale avviene la rimozione, allora il materiale viene stoccato in attesa di essere condotto al forno in area apposita e in posizione tale da agevolare gli spostamenti interni che vengono effettuati con muletti.

Ciclo di cottura e raffreddamento (ciclo di trattamento da 40-60’ per circa 50 Kg di materiale in impianti mobili da circa 150 KWp): il materiale, senza subire manipolazioni o lavorazioni, viene posto su rullo o su supporto in refrattario ed avviato all’interno del forno a microonde/REATTORE INAMI per effettuare il ciclo di “cottura” che prevede 3 momenti:
1° preparazione: controllo con scanner a raggi X ed eventuale rimozione di oggetti non previsti nell’imballaggio, che potrebbero inficiare il processo, e successivo trasporto del materiale alla bocca del forno;
2° cottura: la cottura prevede l’irraggiamento del materiale con radiazioni a microonde della potenza opportuna al fine di produrre l’aumento della temperatura necessario alla modificazione completa ed irreversibile della struttura cristallochimica delle fibre di amianto (T processo=900°C e T max prevista=1200/1300 °C). In questa fase avviene il rilascio e successivo trattamento di volatili contenuti nei fumi, derivati dalla combustione degli elementi organici (plastica, carta, …). Il materiale subisce poi un raffreddamento forzato per abbassare la temperatura a temperatura ambiente.
3° controllo inertizzazione: i lotti in uscita sono portati alla fase di scarico solo se il sistema di controllo, dotato di speciali termocamere e sonde termiche superficiali, garantisce l’avvenuta inertizzazione. Nel caso i controlli evidenzino una non completa inertizzazione del carico, lo stesso subisce un nuovo ciclo termico. Ogni lotto, stoccato provvisoriamente (in container con caratteristiche di tenuta che scongiurino l’aerodispersione di eventuali polveri) viene controllato con prelievo di campione interno alla massa che viene analizzato (analisi di laboratorio RX e microscopiche) per valutare l’efficacia del trattamento termico di ’inertizzazione.
Il materiale viene scaricato, pronto per il suo riutilizzo come materia prima seconda inerte per diversi settori industriali, solo se le operazioni di controllo dell’avvenuta inertizzazione all’interno della camera danno esito positivo. Sebbene non dovrebbe presentarsi il caso di scarico materiale non completamente inertizzato, perché fermato prima della precedente fase di scarico, lo stesso è avviato ad un ulteriore ciclo di trattamento termico.
A seguito del processo termico il materiale inerte proveniente da manufatti a matrice compatta o friabile può essere omogeneizzato mediante macinazione e granulato in funzione dell’utilizzo finale, per facilitare il trasporto e l’impiego.

Qual è il rischio di dispersione di fibre durante il processo?
Il rischio di dispersione di fibre è praticamente 0.
L’area destinata alla ricezione e preparazione di carichi destinati all’inertizzazione, prevede l’aggancio, a tenuta, del container contenente i rifiuti da trattare, siano essi in arrivo dalle attività di rimozione o stoccaggio operate direttamente in situ, o da un’area di rimozione diversa, quindi confinati in teli/sacchi di polietilene. Nel caso provengano, da attività di rimozione avvenute in loco preliminarmente al trattamento, si ipotizza l’impiego esclusivo di soluzioni alcaline impregnanti a base acquosa e l’introduzione immediata nel reattore. Poiché il sistema è in depressione con trattamento dei fumi, il materiale finale è innocuo e completamente trasformato.
È inevitabile lo sviluppo di fumi causa presenza materiale organico, della rimozione dell’acqua (anche di cristallizzazione) e per le decarbonatazioni attese: gli effluenti aeriformi devono essere opportunamente trattati, non solo in termini di filtraggio particolato, ma anche di eventuali sostanze nocive (degrado di composti clorurati, etc), nei fumi.
Il sistema dispone alternativamente di:
1) un post combustore che a 850°C trasforma i componenti nocivi (CO, IPA, diossine, …) in anidride carbonica (CO2) e vapore acqueo (H2O) e di un Scrubber che elimina i contaminanti acidi.
In particolare i fumi in uscita dal camino con una temperatura media di ingresso di 160 °C, passano attraverso un primo sistema di filtrazione delle polveri (filtro a maniche) ed in sequenza attraverso un array di tre filtri assoluti per l’abbattimento delle polveri totali. Una volta esauriti, i filtri vengono inertizzati assieme ai materiali contenti amianto in ingresso alla macchina.
2) filtri assoluti, per trattare le emissioni in atmosfera, in base alla tipologia e la quantità attese, di tipo HEPA o ULPA, in funzione della classe di efficienza richiesta. E’ stata studiata anche possibilità di usare una torcia al plasma per la termodistruzione dei composti nocivi.
Il filtrato raccolto, estratto in sicurezza e sigillato in sacchi di polietilene, viene periodicamente aggiunto ai carichi di materiale MCA/RCA “friabile” da inertizzare. I rifiuti asportati, inseriti in una micro-pressa dedicata, saranno smaltiti come rifiuti speciali e pericolosi.
Una volta esausti, devono essere rimossi tutti i filtri dei sistemi di abbattimento, riscaldamento, ventilazione e condizionamento. I filtri sostituiti e il materiale filtrato (proveniente dai lavaggi e/o dal trattamento degli effluenti in atmosfera) vanno posti in sacchi sigillati di plastica per essere anch’essi trattati successivamente in seno al processo d’inertizzazione proposto (vedi filtrato acque di lavaggio) o smaltiti come rifiuti contenenti amianto. I filtri permanenti vanno puliti a umido e reinstallati. 
Tutte le aperture di ventilazione, le attrezzature fisse, gli infissi e eventuali radiatori, sono sigillati in modo che il lavoro (ricezione, pretrattamento, carico), pulizia finale compresa, sia completato in sicurezza.
I presidi di protezione individuale (guanti, mascherine, tute, etc.) vengono inertizzati allo stesso modo dei filtri nello stesso macchinario.

Il processo ha avuto un periodo di sperimentazione? Con quale esito?
Il processo è stato sperimentato tra il 1996 e il 1998 nel Dipartimento di Chimica dell’UNI MO-RE sotto la direzione scientifica del prof. G.C. Pellicani in collaborazione con L’ENEA-Casaccia e dal 2000 al 2004 presso il Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’ambiente dell’UNI MO-RE sotto la direzione scientifica della Prof.ssa Cristina Leonelli.
INERMAX ha acquisito, nel 2011, la licenza d’uso esclusiva del Brevetto italiano n. 0001302348 dal titolo “Procedimento di inertizzazione di amianti mediante applicazioni di microonde” depositato da ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e UNIMORE (Università di Modena e Reggio Emilia) italiano dal titolo “Procedimento d’inertizzazione di amianti mediante applicazioni di microonde” depositato dall’Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE) ed ENEA. Dal 2012, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria di UNIMORE la società ha quindi lavorato allo sviluppo di uno specifico “applicatore” discontinuo a microonde per il trattamento degli asbesti che garantisse l’efficacia, l’efficienza e l’economicità, del processo da ogni punti di vista (sicurezza, salute, ambiente).

INERMAX s.r.l. dopo aver ideato un nuovo sistema emettitore di microonde e dopo averlo ottimizzato per il trattamento degli asbesti, ha costruito una versione a scala ridotta del macchinario, con il quale sono stati trattati materiali non pericolosi con costanti dielettriche note, per validarne l’efficacia e l’uniformità del trattamento. Successivamente INERMAX s.r.l. (insediata presso la Pepiniere d’Enterprises della Valle d’Aosta fino nel 2013-2014) ha depositato domanda di Brevetto, dapprima in Italia (2014) e poi a livello internazionale (PCT) nel 2015. Espletate entrambe le fasi, con esito positivo, il Brevetto è stato infine depositato in Europa nel 2016 (Domanda di brevetto Europeo numero 14722325.9 “Sistema emettitore di microonde” la cui concessione avverrà, formalmente, in data 8 marzo 2017).
Il materiale ottenuto dal processo termico di inertizzazione mediante microonde, soddisfa tutti i criteri di omologazione dei materiali ottenuti da trattamenti di rifiuti contenenti amianto che modificano la struttura cristallina dell’amianto in maniera irreversibile a completa.
Il materiale in uscita è esente da fibre di amianto. I prodotti della decomposizione termica con processo a microonde sono inferiori per quantità (assenza di aria comburente) a quelli prodotti durante il riscaldamento in forni elettrici o a gas e ad essi assimilabili per qualità, intesa come natura chimica dei fumi.

ESITO FINALE: le fasi di sperimentazione hanno permesso di concludere che è possibile ottenere, con trattamento a microonde, la completa inertizzazione di lastre e di altri manufatti in cemento-amianto a matrice compatta, così come di materiali a matrice friabile o addirittura campioni di asbesto “puro”.
Il processo INAMI si presta alla realizzazione di impianti mobili, di piccole e medie dimensioni, in grado di effettuare trattamenti di inertizzazione in situ, laddove sono presenti o avviene la rimozione di manufatti contenenti amianto.

Come può essere riutilizzato il materiale prodotto?
Il materiale finito che esce in forma granulare può avere diversi riutilizzi, su cui sono state condotte ricerche di mercato, individuando la % ottimale di riutilizzo:
• Industria dei pigmenti ceramici;
• Produzione di fritte ceramiche e vetroceramici;
• Settore dei laterizi;
• Industria del vetro per la produzione di fibre sintetiche;
• Industria della plastica;
• Produzione di materiali cementizi;
• Industria dei pigmenti per smalti ceramici e smalti ceramici
• Industria delle piastrelle ceramiche.
• Industria dei refrattari magnesiaci.
• Industria della metallurgia del magnesio e sue leghe (solo prove di laboratorio).
La % possibile, senza alterare anzi migliorando le prestazioni qualitative dei prodotti va dal 10 al 70 % in peso.

I costi sono sostenibili rispetto alla discarica?
Premesso che lo smaltimento in discarica non è la soluzione ottimale, considerando che oltre al consumo di suolo l’interramento di tutto l’amianto ancora presente nel territorio nazionale (presenza presunta pari a 30 milioni di ton), perché sposta solamente nel tempo e nello spazio il problema, i costi del trattamento inertizzante a mezzo di microonde denominato INAMI sono stati stimati tra 80 € e 180 €/ton in funzione:
1) della tipologia di rifiuto da trattare, se a matrice compatta o friabile;
2) del contenuto, in peso, di amianto nel manufatto da inertizzare;
3) della tipologia di impianto, se fisso o mobile.
Questo costo è indicato senza considerare il valore di cessione delle materie prime seconde in uscita dal reattore o i ricavi potenzialmente derivanti da alcuni elementi, come il Magnesio, potrebbero essere ricavati e riutilizzati in settori di alta tecnologia (spaziale, militare, digitale).
I costi della discarica, aldilà della contrarietà annunciata in vari documenti dell’UE nei confronti di tale soluzione, vanno attualmente da circa 60€ (min.) a max 180 €/t, compresa ecotassa ove prevista e trasporto. L’estremo inferiore si riferisce allo smaltimento, prevalentemente all’estero, di manufatti in cemento amianto compatto; l’estremo superiore, si riferisce invece al conferimento in discariche autorizzate, in Italia o all’estero, di amianto friabile.

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